Chiuso con prepotenza il Centro Sociale Askatasuna di Torino: ciò all'origine di proteste, repressione poliziesca e forti disordini a Torino

 

Il governo fascista della Meloni chiude con prepotenza il Centro Sociale Askatasuna, perchè luogo di cultura e di organizzazione del dissenso a difesa delle lotte popolari, come quelle contro il Tav o a sostegno delle lotte operaie cittadine. Luogo di dibattiti democratici e di promozione culturale è diventato un centro di aggregazione che dà fastidio al potere e all'attuale sistema plutocratico e poliziesco della Meloni e della sinistra antagonista sempre pronta a cedere sulle giuste lotte per uno spazio di visibilità mediatica. Ancora una volta, come nel totale azzeramento delle libertà collettive e individuali sperimentare con Draghi, al tempo del Covid 19, la destra fascista e leghista mostra la sua arroganza antidemocratica inviando forze dell'ordine a reprimere voci fuori del coro, provocando scontri e disordini, con l'intento di screditare un movimento di protesta che, seppur ancora frazionato e privo di una guida reale, mostra ogni giorno di portare in piazza migliaia di giovani e giovanissimi, che appaiono per la prima volta sulla scena politica del nostro paese, facendo spaventare le forze reazionarie al potere e mostrando una grande frattura nel paese tra società civile e ceto politico autoreferenziale, sempre più corrotto e inviso alla maggioranza del corpo elettorale che si è rifugiato nell'astensionismo. La repressione e i disordini di Torino fanno presagire tempi bui, ma mostrano altresi che il governo fascista della Meloni sembra essere alla frutta e non è più in grado di attrarre consenso nella società e, consapevole di ciò, usa la repressione e i mezzi più biechi contro frange di opposizione, che altro non è che una dimostrazione della sua debolezza strutturale.

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

 

Qui di seguito alcune interessanti note al margine dei gravi fatti accaduti a Torino sabato 20 dicembre 2025

 

LA "SINISTRA" RIFORMISTA TORINESE E LO SGOMBERO DEL CSOA ASKATASUNA

Obiettivo di questo scritto è analizzare come hanno reagito le forze della “sinistra”, sia quella radicale sia quella che fa parte (insieme con Azione, Italia Viva e Più Europa) della destra moderata, torinese all’indegna operazione – ordinata dall’indecente Ministro degli Affari Interni, il leghista Matteo Piantedosi – che ha portato allo sgombero del Centro Sociale Occupato Autogestito “Askatasuna” di corso Regina Margherita 47.

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Di Stefano Lo Russo, il sindaco piddino collaborazionista, abbiamo già scritto: aggiungiamo soltanto che a distanza di due giorni, sembra essersi in parte ravveduto, se diamo credito a quanto scrive Mario Di Vito sull’edizione telematica di sabato venti dicembre del quotidiano il manifesto; temiamo – visto il pensiero di due suoi recenti predecessori, Piero Franco Rodolfo Fassino e Sergio Kiamparino – che questa improvvisa marcia indietro sia dovuta semplicemente alla paura di perdere consensi.

Non molto dissimile è il comportamento di Sinistra Italiana, la forza che occupa la zona più estrema dell’Aula di Palazzo di Città, la sede del Comune sabaudo; sul suo sito, così come sulla sua pagina Facebook, non si accenna alla vicenda: soltanto l’assessore Jacopo Rosatelli, all’interno di un’intervista apparsa sullo stesso quotidiano sopra menzionato, sembra occuparsene per stigmatizzare il comportamento del Governo, ma lo fa con un ragionamento molto più ampio.

Il Partito Comunista Italiano affida al segretario provinciale, Dario Ortolano, un commento su Facebook all’interno del quale si prende una posizione chiara e netta in difesa della struttura appena murata da parte dell’ordine costituito; «Torino popolare ed antifascista saprà respingere ogni progetto autoritario, repressivo e reazionario» sono le parole utilizzate dall’ex assessore comunale all'Ambiente, che termina lo scritto con un’affermazione inequivocabile: «Giù le mani dall’Askatasuna!».

Potere al Popolo, dal canto suo, dedica – come ci si poteva e doveva aspettare – molto spazio, non sul sito nazionale ma su Facebook, alla questione: sembra quasi inutile sottolineare il segno di vicinanza a coloro che hanno subito uno sfratto del tutto immotivato e violento, come dimostrano le immagini che documentano il comportamento delle “divise blu” nei confronti di chi si era radunato di fronte al centro sociale per protestare contro un insensato atto di repressione.

La pagina Facebook della Rete dei Comunisti si limita ad esprimere «la massima solidarietà alle compagne e ai compagni sotto sgombero e invitiamo tutti a radunarsi in corso Regina 47», con riferimento alla manifestazione convocata lo stesso giovedì diciotto dicembre, giorno della cacciata degli occupanti; occorre però precisare che si tratta dell’ultimo post rilanciato dall’organizzazione in questione: questo ci fa pensare che anche per loro sia un tema assai importante.

Molto documentata, infine, è la copertura mediatica di Rifondazione: sulla sua pagina Facebook si trovano più post dedicati alla vicenda, compreso un video dell’uso irrazionale degli idranti da parte delle “forze dell’ordine” all’indirizzo dei solidali che si erano dati appuntamento per portare la propria vicinanza concreta ai militanti cacciati con la forza dall’ex asilo occupato da trent’anni da chi, in tutto questo periodo, ha tentato di rivitalizzare il quartiere di Vanchiglia e ripulirlo dagli spacciatori di sostanze stupefacenti.

 

Bosio (Al), 21 dicembre 2025

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

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